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Le caratteristiche dell'area interessata

L’area dell’Arca Abruzzo è compresa tra le tre Comunità Montane del Gran Sasso, Sirentina ed Amiternina, e rappresenta, insieme al territorio rurale del Comune di L’Aquila, un insieme omogeneo sia per le sue caratteristiche territoriali ed ambientali che per le sue connotazioni socio-culturali.

L’area comprende i seguenti 44 comuni: Acciano, Barete, Barisciano, Cagnano Amiterno, Calascio, Campotosto,  Capestrano, Capitignano, Caporciano, Carapelle Calvisio, Castel del Monte, Castel di Ieri, Castelvecchio Calvisio, Castelvecchio Subequo, Collepietro, Fagnano Alto, Fontecchio, Fossa, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Lucoli, Molina Aterno, Montereale, Navelli, Ocre, Ofena, Ovindoli, Pizzoli, Poggio Picenze, Prata d'Ansidonia, Rocca di Cambio, Rocca di Mezzo, S. Benedetto in Perillis, S. Demetrio ne' Vestini, S. Eusanio Forconese, S. Pio delle Camere, S. Stefano di Sessanio, Scoppito, Secinaro, Tione degli Abruzzi, Tornimparte, Villa S. Angelo, Villa S. Lucia e L’Aquila (relativamente alla porzione di territorio compresa nell’Ob. 2).

Il territorio, che si estende su una superficie di 1.801,18 Kmq è compreso interamente nella zona altimetrica della montagna interna ed ha un’altitudine media di 839 m.slm.

Rispetto al LEADER II il Comprensorio interessato al programma LEADER+ è stato esteso ad una porzione del Comune di L’Aquila compresa nell’ob.2 in base ai parametri della nuova programmazione dei fondi strutturali 2000-2006, ed ai comuni della Comunità Montana Sirentina. 

Oltre il 78% del territorio dei Comuni sopra elencati, è compreso nel Parco Nazionale Gran Sasso-Laga e nel Parco Regionale del Velino Sirente e gran parte del territorio costituisce Sito di Interesse Comunitario (SIC).

Tali indicazioni ci offrono la misura del grandissimo patrimonio ambientale, dell’elevato livello di biodiversità del comprensorio e della necessità di sostenere interventi orientati a stimolare l’emancipazione economica delle imprese locali, in un’ottica di tutela delle risorse naturali e di sviluppo sostenibile.

Tutto il territorio è compreso nell’ambito dell’Obiettivo 2, nel quale si può riscontrare il sistema di debolezze delle zone rurali ed interne. Sono diffusi fenomeni di marginalità economica e sociale, di dipendenza economica e di scarsa iniziativa locale nei poli di sviluppo esistenti, di abbandono dell’attività agricola, di mancato ricambio generazionale e di mancata rigenerazione e diversificazione del sistema produttivo.

Assume, in quest’area, un grande rilievo il patrimonio di risorse storiche, artistiche, architettoniche, naturali ed ambientali, nonché l’esistenza di un sistema di collegamenti sufficiente ad assicurare una discreta accessibilità.

Esistono ancora, tuttavia, gravi limiti legati alla insufficiente interconnessione ed integrazione tra le risorse locali e alla carenza di servizi al turismo ed alla popolazione.

I Comuni inseriti per la prima volta in territorio LEADER sono i seguenti: Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, L’Aquila, Molina Aterno, Ovindoli, Secinaro.

Il comprensorio dell’Arca Abruzzo è ricco di emergenze archietettoniche, culturali, religiose, naturali,….. La principale emergenza architettonica e culturale, che ne costituisce la fondamentale valenza territoriale, va senz'altro individuata nell'area turistico-culturale, grazie all'ideale circuito storico turistico sviluppabile attorno agli antichi tratturi.

Il patrimonio di borghi fortificati, di castelli, conventi, di attrattive naturalistiche, ambientali e paesaggistiche (Gran Sasso, Sirente, Altopiano di Navelli, Lago di Campotosto, ecc.), associato al patrimonio enogastronomico, alla valenza ambientale del comprensorio, all'artigianato tipico e tradizionale locale (dolci, rame, ceramiche, pellami), alla ricchezza della cultura rurale, permettono di sviluppare un serio e coerente programma d'intervento che, facendo dell'integrazione agricoltura-artigianato-ambiente-turismo l'architrave dello sviluppo dell'area, può consentire di proporre azioni pilota e dimostrative che incentivino la crescita di una moderna mentalità imprenditoriale e l'avvio di una presa di coscienza di tipo culturale nelle metodologie d'azione di chi, a vario titolo - istituzioni, enti locali, organizzazioni professionali, associazioni culturali - opera nella quotidiana gestione del territorio.

Una particolare menzione va riservata al patrimonio storico-religioso, che caratterizza fortemente l’identità delle popolazioni rurali e, opportunamente valorizzata presso l’utenza turistica, può costituire una preziosa occasione di sviluppo. Nel territorio si rende evidente una proliferazione di beni artistici cosiddetti “minori”, quali le chiese, tra le quali si ricordano S. Panfilo, S. Stefano Protomartire, Madonna della Strada, S. Sebastiano, l’Abbazia di S. Giovanni di Lucoli (complesso monastico benedettino tra i piu’ importanti d’Abruzzo, recentemente restaurato), la Chiesa della Beata Cristina, il bellissimo monumento romanico di Santa Maria ad Criptas (punto di riferimento nella storia della pittura abruzzese), il monastero di S. Spirito, il convento di S. Angelo,  la Chiesa di S. Lucia con il suo interessante ciclo di affreschi risalenti al XIV secolo, la Parrocchiale di S. Felice con le formelle lignee dei Misteri del Rosario, la Chiesa di S. Maria dei Raccomandati (che presenta opere del pittore Teofilo Patini e di Luca Giordano), la caratteristica Chiesa di S. Rocco che si sviluppa internamente ad una grotta, il Convento di S. Francesco, la Parrocchiale di S. Nicola con il magnifico ambone in pietra  ritenuto uno dei capolavori della scultura medioevale abruzzese, l’Oratorio di S. Pellegrino, l’Abbazia di S. Benedetto (tra le piu’ antiche d’Abruzzo), la Chiesa di Santa Maria Capo di Serra, la Chiesa Parrocchiale di S. Marco, eccetera, con cappelle, affreschi (il Delitio, Paolo di Meo di Quatrari, il Cardone, Teofilo Patini, Bernardino Michetti, tra gli altri), altari di pregio, archetti pensili, campanili, chiostri porticati.

Anche le emergenze storiche, architettoniche e monumentali, a volte poco conosciute dal grande pubblico, costituiscono una preziosa testimonianza dell’identità culturale locale. Ne sono un esempio i ruderi del Castello feudale di Lucoli, o le tracce dell’antico insediamento di Aveja, i ruderi del castello di Fossa, il castello fortificato di Ocre, il castello di Fagnano Alto, la Porta dei Santi a Fontecchio (con il suo orologio, uno dei piu’ antichi d’Italia, che con i suoi cinquanta rintocchi ricorda l’assedio subito nel 1647), il Castello di Bominaco, Castel Camponeschi e la Cinta fortificata, le rovine di Peltuinum (città dei Vestini entrata nell’orbita di Roma e divenuta città prefettizia, del VII secolo a.C.), il borgo fortificato di Castelnuovo, le ceramiche dell’età del bronzo rinvenute sulle sponde del lago di Collepietro, la cosiddetta “Pietra Magica” infissa nella facciata del portale di ingresso di San Pietro ad Oratorium (un quadrato che si legge indifferentemente da ogni lato: Sator-Arepo-Tenet-Opera Rotas; anagrammando il testo si ottiene una croce greca formata in senso orizzontale e verticale dalle parole Pater Noster con due A e due O agli estremi delle braccia della croce, rappresentanti le apocalittiche alfa e omega), le zone archeologiche delle “Ville” che concorsero alla costruzione di Castevecchio, il centro medioevale di S. Stefano di Sessanio, le case-torre di Balascio, la Rocca Calascio dove è stato ambientato il film Lady Hawke, il Palazzo Baronale di Ofena, le rovine di Aminterum.

In una pur sintetica descrizione del patrimonio storico e culturale del comprensorio Leader + dell’Arca Abruzzo non può non evidenziarsi il ricco tessuto di gruppi ed associazioni che fanno del recupero delle tradizioni e dell’identità del territorio la loro ragion d’essere. Si pensi solo al Gruppo corale di Tornimparte, fondato una trentina di anni fa dal maestro Mario Santucci, che tra le numerose realizzazioni al suo attivo può vantare un ricco repertorio di registrazioni di canti popolari e dialettali, in collaborazione con la RAI.

Grazie al PIC Leader 2 sono stati realizzati interventi pilota di grande spessore, quali le stazioni del turismo rurale, la struttura pubblica presso il comune di Cagnano Amiterno, il “Barilotto” di Francesco Spina a Campotosto, la “Casetta de’ Calabrese” di Rossi Stefano e Murzilli Maurizio in località Castiglione di Tornimparte; vanno inoltre ricordati gli interventi individuali o collettivi innovativi quali gli arredi di aree ristoro, la ri-sistemazione del verde aziendale, l’allestimento di angoli di degustazione e vendita di prodotti aziendali, la realizzazione di campeggi ed aree attrezzate, ed una serie di interventi di recupero e valorizzazione delle risorse naturali.

Nell'area dei Parchi

Gran parte del comprensorio LEADER+ è compreso nell’area del Parco Nazionale del Gran Sasso e del Parco Regionale del Velino Sirente.

Numerosi comuni sono stati individuati in ambito europeo per i particolari valori ambientali-naturalistici e classificati come Siti di Interesse Comunitario (SIC), Complessivamente la superficie in ambito parco rappresenta ca il 78% dell’intera superficie del comprensorio.

Tale indicazione è sintomatica del grande valore ambientale e naturalistico del comprensorio e dell’importante ruolo che svolge per lo sviluppo di una ricca rete ecologica nell’ambito dell’Appennino italiano (progetto APE - Appennino Parco d’Europa).

Nel Parco Sirente Velino, primo parco regionale istituito in Abruzzo (1989), sono ancora visibili i fenomeni del quaternario (circhi glaciali e massi erratici), residui delle ultime glaciazioni.  L’area è caratterizzata da estesi piani carsici (il Piano di Campo Felice, il Piano di Pezza, l’Altopiano delle Rocche, i Prati del Sirente), dal Pozzo Caldaio che raccoglie le acque del bacino di Rocca di Cambio per rilasciarle nella risorgenza di Stiffe. Le condizioni climatiche hanno determinato lo sviluppo di una vegetazione ricca e diversificata in relazione ai vari ambienti (circa 1.000 specie), con relitti glaciali molto rari quali, la Betula pendula, Allium lineare, Sorbus chamaemespilus, Geum haterocarpum, Campanula tanfanii ecc..

La presenza di una flora molto diversificata ed anche di una ricca fauna (la salamandra appenninica, il tritone appenninico, la rana agile, il gufo reale, il falco pellegrino, ecc..)  è indicatrice di un ambiente incontaminato e di un elevato livello di biodiversità.

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga è stato istituito nel 1991 e si estende in tre Regioni: Abruzzo, Lazio Marche.

Il gruppo del Gran Sasso d’Italia forma il massiccio calcareo più imponente e suggestivo dell’Appennino ed è formato da due catene parallele:

·         la più alta segue la linea della costa adriatica con un andamento arcuato verso sud-est fino al valico di Forca di Penne. Le vette più elevate sono il corno Grande (2.912), il Corno Piccolo (2.655), il Pizzo Intermesoli (2.646) e il M. Corvo (2.623);

·         la seconda, più piccola, spostata più ad occidente comprende uno dei maggiori altopiani italiani: Campo Imperatore (1.400-2.200).

Nel Passo delle Capannelle il Gran Sasso si unisce con i Monti della Laga: le vette più elevate sono il M. Gorzano (2.458) e il Pizzo di Svevo (2.421).

Il Parco oltre ad avere caratteristiche uniche, per la presenza del più meridionale ghiacciaio europeo (il piccolo Calderone), della risorgenza attiva più elevata dell’Appennino (Fonte Grotta) e di guglie e pareti molto suggestive, conserva un patrimonio vegetale e faunistico di notevole valore:

·         sono presenti specie vegetali rare (sono state anche scoperte specie che si ritenevano estinte), residuo delle glaciazioni quaternarie e che, oltre a rendere suggestivi e colorati i paesaggi, fanno del parco un grande e prezioso laboratorio naturale in cui si conservano le specie più rare, non sopravvissute in altri luoghi, e in cui è possibile studiare e attingere informazione sull’evoluzione del nostro territorio e sulle conseguenze legate all’inquinamento ed ai cambiamenti climatici;

·         la protezione e tutela di questo ricco ambiente sembra abbia avuto esiti positivi anche per la fauna del Parco. Il capriolo sembra essere tornato spontaneamente in molte aree, l’orso marsicano è stato pure ri-avvistato ed il camoscio è stato reintrodotto con successo  dopo la sua scomparsa, oltre cento anni fa. Un vero e proprio relitto glaciale è rappresentato dall’arvicola delle nevi, un raro roditore d’alta quota, oggi isolato nei punti più freddi ed isolati della catena appenninica. Tra gli uccelli nidificanti sono state fatte alcune osservazioni del raro picchio dalmatino, e l’albanella minore e lo storno, alle quote più basse, hanno re-iniziato a nidificare in quest’area da poco più di dieci anni. Anche tra gli insetti si trovano, nel Parco, specie rarissime.

Già nel VII secolo a.C., in quest’area, le popolazioni dedite prevalentemente alla pastorizia, si erano organizzate in strutture di tipo urbano. Durante il Rinascimento, i borghi fortificati sorti nel Medio-Evo, si arricchiscono di opere architettoniche e d’arte grazie ai proventi della pastorizia. Così oggi, molti centri abitati del Parco si caratterizzano per il ricco e diffuso patrimonio storico-artistico-culturale e per la presenza di antichi culti religiosi sviluppatisi nei secoli. 

Gli aspetti peculiari

Negli ultimi dieci anni il comprensorio dell’Arca Abruzzo ha sempre più assunto la connotazione di area di consumo piuttosto che di area di produzione e rifornimento di “materia prima” del sistema di alimentazione delle aree urbane. Tale processo si è reso possibile soprattutto grazie alla crescita di una nuova coscienza dello sviluppo territoriale maturata con il Leader.

Tuttavia, la struttura demografica sbilanciata a favore delle classi di età più anziane, assume nell’area ancora un carattere preoccupante, con i gravi effetti riferibili alla modifica della struttura della domanda, alla progressiva perdita di servizi destinati ai più giovani ed alla perdita dell'azione di presidio del territorio conseguente ad un mancato ricambio generazionale.

In tal senso, con il presente programma si vuole disegnare un percorso di valorizzazione in chiave economica delle risorse naturali, paesaggistiche e produttive (maggiore integrazione orizzontale e verticale tra i produttori, più efficacia nell’approccio al mercato e quindi maggiori opportunità occupazionali), quali elementi ed aspetti necessari al miglioramento delle condizioni di vivibilità dell’area per le popolazioni locali. 

Ciò che occorre potenziare sono infatti gli elementi legati soprattutto alla fruibilità dell’area: la nuova domanda, infatti, è rivolta sia verso i servizi tradizionali, come quelli ricettivi e ricreativi, che verso tutti quei beni materiali ed immateriali che contribuiscono alla riscoperta di un’identità culturale propria della società rurale legata alla campagna ed alla montagna, ai suoi prodotti alimentari, artigianali, ai suoi paesaggi e alla continuità tra attività umane e natura.

L’obiettivo è, pertanto, quello di assicurare l’uso efficiente e razionale e la fruibilità di risorse naturali, garantendo al contempo il presidio del territorio, a partire da quello montano, attraverso le attività agricole. Il tutto è nell’ottica di preservazione delle possibilità di sviluppo nel lungo periodo.

Da tali considerazioni emerge che si può definire lo slogan dell’area GAL, che racchiude le sue peculiarità  e cioè “I Parchi, le Arti e i Sapori”.

“I Parchi” costituiscono il patrimonio più prezioso del vasto territorio, caratterizzato da presenze naturali e paesaggistiche uniche in Italia. La presenza dei Parchi costituisce la principale costante a cui ogni strategia ed ogni intervento dovrà essere riferito, con riferimento sia al progetto LEADER che ad ogni strumento di programmazione territoriale.

“Le arti” sono un richiamo al ricco patrimonio artistico presente in tutto il territorio, ma anche alle tradizioni artigianali che, come si è visto in precedenza, costituiscono un importante elemento di caratterizzazione della cultura locale.

“I sapori”, che, oltre a testimoniare la presenza di tradizioni secolari (il ricco artigianato alimentare), connaturate con le popolazioni locali e con il territorio, richiamano l’attenzione sulle caratteristiche qualitative dell’ambiente e dei prodotti e sulla presenza di chiare vocazionalità del territorio stesso.

In tale ottica si ritiene che il LEADER con il suo approccio globale verso lo sviluppo economico delle aree rurali, rappresenti lo strumento più idoneo, dal punto di vista metodologico ed operativo, a favorire la crescita di una cultura di mercato più attenta alle tendenze ed all’evoluzione dei rapporti e degli equilibri.

La crescita di una nuova cultura di mercato e il corretto uso delle tecnologie potranno rappresentare una reale opportunità: la società contadina, dopo aver perduto, soprattutto nelle zone di montagna, l’antico assetto economico, dovrà avviarsi ad una fase di trasformazione idonea che sia orientata ad inserirla nel mutato contesto sociale ma che non comporti la rinuncia alla sua identità.


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