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Analisi e flussi turistici nel territorio del Gal Arca Abruzzo
 
Sostenibilità ambientale e sociale come valore competitivo per le imprese turistiche delle aree rurali

Molti dei turisti che sono attratti dalla natura, dalle aree rurali, dai parchi nazionali e dalle altre aree protette si aspettano che le strutture ricettive e turistiche ivi collocate, rispettino una serie di valori ambientali che riconducono al concetto di sostenbilità ambientale e sociale. E’ evidente, pertanto, che, mentre in altri contesti l’attenzione dell’operatore per questi temi, pur sempre importante, non è ancora discriminante - come per, ad esempio, per i turisti “sun & beach” - in questi territori la sostenbilità diventa una caratteristica fortemente premiante o, meglio, non prestarle attenzione è fonte di delusione per un pubblico esigente che la dà per scontata.
La maggior parte dei turisti oggi è consapevole ed attenta alle problematiche sociali ed ambientali. Tale crescente sensibilità non dovrebbe lasciare indifferenti gli operatori turistici ma anzi dovrebbe divenire un valore aggiunto di un’offerta turistica di qualità.

Nei paesi del Nord Europa, l’attenzione all’ambiente costituisce un tema di importanza centrale per il mercato turistico. Accanto al prezzo e alla qualità, nell’effettuare le proprie scelte, i turisti del Nord tendono sempre più a valutare gli sforzi realizzati dalle imprese per proteggere l’ambiente. E tale tendenza sarà sempre più vera nel prossimo futuro.
Molte piccole imprese, soprattutto nel contesto territoriale rurale, ritengono la sostenibilità un ambito di minore importanza e spesso non si pongono neppure il problema. Molto lentamente, però, anche in Italia si sta sviluppando una maggiore sensibilità in materia.

Accanto a queste tematiche anche la componente sociale sta conquistando maggiore attenzione. La relazione fra imprese turistiche e popolazioni locali così come il rispetto dei diritti dei lavoratori sono temi sempre più premianti.

L’Organizzazione Mondiale del Turismo (WTO) dà della sostenibilità le seguenti definizioni

Capacità di carico ecologica: massimo livello di turismo oltre il quale si generano gravi danni per l’ambiente naturale
Capacità di carico sociale: massimo livello di turismo oltre il quale la struttura sociale subisce gravi danni
Capacità di carico turistica massimo livello di turismo oltre il quale la soddisfazione dei turisti è minata dal sovraffollamento

7.1.Rilievo della componente ambientale per i consumatori potenzialmente interessati al nostro territorio:
due terzi dei turisti inglesi desiderano minimizzare l’impatto della propria vacanza sull’ambiente
il 50% turisti tedeschi preferirebbe passare le sue vacanze in luoghi dove l’ambiente è ancora intatto.
un tedesco su tre viaggerebbe volentieri in bus o treno per raggiungere la propria destinazione mentre sceglierebbe i mezzi pubblici piuttosto che in automobile per gli spostamenti in loco;
la maggioranza dei tedeschi non vuole trovare rifiuti abbandonati nei presso del proprio alloggio e sono molto sensibili all’inquinamento acustico causato da traffico o discoteche.
altro aspetto negativo per la maggioranza dei tedeschi loro è l’edificazione selvaggia nelle aree rurali
l’esistenza di aree protette è elemento discriminante per vacanze di alta qualità della maggioranza dei tedeschi.
il 40% dei tedeschi giudica molto importante il rispetto dell’ambiente nelle strutture che li ospitano.

7.2.Informazioni ambientali che l’ospite desidera trovare
12 milioni di turisti tedeschi (circa il 20%) è contento se le varie componenti della filiera turistica (tour operator, strutture ricettive, territori di destinazioni ecc) segnalassero fra le loro proposte quelle più sostenibili.
Il 14% dei viaggiatori tedeschi gradisce informazioni di facile reperibilità sulle offerte con riconosciuta qualità ambientale (segnatamente attraverso internet).
La metà dei turisti britannici vorrebbe trovare, prima di prenotare un viaggio, informazioni sicure sulle condizioni sociali e ambientali del luogo in cui si sta recando.
Il 75% dei viaggiatori britannici che hanno comprato pacchetti di viaggio organizzati, riconoscono che l’informazione sulle condizioni sociali e ambientali reperite nei cataloghi dei tour operator ha avuto un’importanza rilevante nel determinare la propria scelta.
Più di quattro Olandesi su cinque ritiene che è molto importante comprendere nella documentazione relativa ai viaggi informazioni ambientali.
Il 73% sempre degli Olandesi sostiene che tali informazioni hanno avuto un ruolo significativo nel condizionarne le scelte in fatto di alloggi.
Il 50% dei consumatori olandesi riconosce alla certificazione ambientale sugli alloggi un peso altrettanto importante quanto quello attribuito alla certificazione della qualità generale mentre pressoché il 100% degli interpellati apprezzano informazioni chiare su entrambe le forme di qualità, sia quella relativa al servizio che quella ambientale


7.3.Indicatori di stress

Coerentemente con le tre definizioni di sostenibilità proposte dal WTO è necessario prevedere una serie di indicatori di stress che consentano di predisporre un programma di monitoraggio e che ci aiutino ad avere tempestivamente il polso dell’impatto dei prodotti turistici elaborati e venduti sui sistemi locali.

Si tratta, cioè, di individuare un set di parametri la cui evoluzione possa essere spia della reazione e delle tenuta dei sistemi cui essi si riferiscono e ci consenta così di predisporre, se necessario, indagini più approfondite nei comparti che diano segnali di sofferenza. La Commissione europea ha pubblicato una relazione sui sistemi di rilevamento per le destinazioni turistiche che può darci utili spunti. ………………..indicatori …rilevanza pertinenza

Indicatori di sosteniblità ambientale – Nel settore del turismo culturale e naturalistico, gli indicatori di stress ambientale hanno, ovviamente, un ruolo di primo piano. Non è in genere facile prevedere quali forme prenderà l’impatto sull’ambiente di un’attività turistica diffusa sul territorio. Diventa quindi indispensabile essere in grado di monitorare tempestivamente i segnali si stress così da tarare il tetto massimo di turisti che il sistema può tollerare al di sotto del limite di guardia e così da poter disporre indagini approfondite e prendere contromisure prima che il problema degeneri. L’impatto sugli ecosistemi dipende ovviamente dal tipo di attività che si mettono in campo come per esempio l’eccessivo calpestio lungo i sentieri e nelle circostanza, il disturbo della fauna selvatica, l’abbandono di rifiuti, l’eccessiva raccolta di piante selvatiche. Altri sono più legati alle località dove è organizzata l’accoglienza dove immediatamente si pone il problema – fra gli altri - della congestione del traffico o dell’inquinamento delle acque ove i sistemi di depurazione non siano adeguati. La rilevanza degli effetti, invece, dipende dalla fragilità e dalla vulnerabilità dei sistemi naturali e dall’intensità d’uso. Gli indicatori di stress ambientale devono perciò essere disegnati in base ai punti di fragilità del sistema e devono essere predisposti in fase di programmazione della strategia di sviluppo del turismo locale. Nel caso dell’inquinamento idrico, un’analisi periodica della qualità della acqua a valle del depuratore può evidenziare picchi stagionali non tollerati dall’impianto di trattamento o la rilevazione a vista di incrementi nell’erosione dei sentieri o di rifiuti lasciati può far suonare un campanello di allarme sull’impatto degli escursionisti e sul livello del loro senso civico. Ciò che è indispensabile è stabilire una stretta correlazione fra gli indicatori ed il fenomeno che essi devono contribuire a monitorare. Due elementi chiave da tener sempre sotto controllo, ad ogni modo, sono la relazione fra impatto ambientale e densità (volume annuo di visitatori), intensità (numero massimo di visitatori in un intervallo di tempo specifico) e attività (distruttiva/non distruttiva, passiva/attiva) dei visitatori.

Indicatori si sostenibilità sociale – Anche la componente sociale e la sua reazione all’impatto delle attività turistiche deve essere monitorata con un adeguato set di indicatori. Una delle più evidenti prove di stress sociale è dato dal cresce di commenti negativi da parte degli abitanti o di segnalazione da parte degli ospiti di comportamenti ostili o scortesi. Anche il cambiamento del rapporto tra numero di turisti e numero di residenti che, secondo, l’Organizzazione Mondiale del Turismo, può divenire critico se superiore a 1.

Indicatori di sostenibilità turistica – La soddisfazione dei visitatori è legata ad elementi spesso impalpabili e difficili da razionalizzare. Può essere monitorata attraverso indicatori di stress psicologico. Primo indicatore i questo senso è il livello odi fidelizzazione (se tornano o meno e se raccomandano la località ad altri). Il numero di visitatori, nonostante efficaci campagne promozionali, può diminuire se gira la voce che non vale la pena di visitare quel posto o che l’accoglienza è scadente o gli abitanti ostili. Anche qui, perciò, è necessario disegnare degli indicatori di stress che ci consentano di mettere immediatamente in luce le ragioni per cui il livello di soddisfazione decresce. In particolare, per una tipologia di turista così sensibile ed esigente come quella del “viaggiatore slow” che sopra abbiamo descritto, le cause di insoddisfazione sono legate alla percezione di non autenticità, al sovraffollamento, al traffico, alla mancanza si una presenza diffusa di servizi base durante tutto l’arco dell’anno, all’ostilità degli abitanti.
Il modo più efficace per rilevare queste tendenze, è quello di mettere a disposizione dei visitatori caselle per i suggerimenti o libri degli ospiti per invitarli a formalizzare il oor stato d’animo.

Tutte le imprese turistiche – in particolare quelle delle aree protette – dovrebbero essere consapevoli che i temi della sostenbilità stanno diventando uno criteri centrali nella scelta delle destinazioni turistiche. Oggi i consumatori dei paesi industrializzati hanno più capacità di spesa, sono più smaliziati nei confronti dell’offerta turistica e si aspettano prodotti più individualizzati e “pensati”. In un mondo che tende ad omologare stili di vita e consumi, il mercato turistico si va viceversa frazionando in segmenti sempre più piccoli, dato che emerge prepotente la necessità di sentirsi diversi, di essere “viaggiatori” più che turisti ed trovare mete, come dicono gli inglesi “off beat”. Un elemento chiave di questa nuova tendenza è quella verso il turismo sostenibile che diviene al tempo stesso elemento di fondo e strutturale per proposte centrate su altri temi oppure elemento cardine di specifiche proposte turistiche.

7.4.Indicatori di sostenibilità ecologica rurale: il caso del territorio aquilano (di Silvia Scozzafava)
Il contesto rurale del territorio Aquilano è quello di un’area in cui le grandi risorse naturali sono state da sempre accompagnate, e per gran parte determinate, da numerose attività di utilizzazione delle risorse da parte delle popolazioni locali, a scopo di sussistenza. Terminate le esigenze di sussistenza in senso stretto, molte di queste attività si sono mantenute vive semplicemente per tradizione e ciò ha consentito la sopravvivenza di produzioni di altissimo valore gastronomico, culturale e ambientale.
In Appennino troviamo un sistema ambientale complesso, nel quale i valori ecologici (es. la ricchissima flora dei pascoli) sono strettamente legati ad elementi culturali (es. la transumanza) su cui è possibile costruire una quantità di attività economiche di filiera ad elevato valore aggiunto (es. la produzione di formaggi, la lavorazione della lana, le relative preparazioni gastronomiche ed artigianali). Il valore aggiunto di queste attività consiste proprio negli alti valori culturali ed ecologici di cui questi prodotti sono “intrisi”, che possono dar vita ad un ulteriore livello di filiera, più immateriale: ad es. il turismo gastronomico e di “scoperta”. I valori ecologici danno vita ad attività produttive primarie (agricoltura e pastorizia), secondarie (artigianato e agro-alimentare) e terziarie (turismo, cultura), che formano un tutt’uno in cui la qualità di un settore fornisce valore aggiunto a tutti gli altri. Riepilogando: i bei pascoli ricchi di biodiversità consentono di produrre formaggi tipici di grande qualità, per assaggiare i quali è possibile fare brevi soggiorni “a tema”, durante i quali apprezzare insieme il paesaggio, il cibo e la ricchezza culturale, portando benefici all’intera filiera e non ad un solo segmento. In queste condizioni, proporre una strategia di sviluppo sostenibile del turismo è un modo per sostenere l’intera filiera produttiva tradizionale, su cui una fetta sempre più consistente di turismo ormai si alimenta.
A livello globale, lo sviluppo economico si è finora accompagnato quasi sempre ad un deterioramento ambientale più o meno grave. Lo scopo di una qualsivoglia strategia di sviluppo sostenibile è quello di realizzare il cosiddetto “disaccoppiamento” fra sviluppo economico e deterioramento ambientale. Una via per realizzare il disaccoppiamento è quella di fare in modo che i valori ecologici da tutelare assumano un valore economico proporzionale alla loro integrità: in questo modo, un deterioramento delle risorse porterebbe ad un impoverimento anche economico, e quindi gli stessi meccanismi del mercato interverrebbero per tutelare il “capitale naturale”. Per quanto possa sembrare semplice come principio, lo sviluppo sostenibile e le strategie di disaccoppiamento necessitano di attenzione e cura per raggiungere il loro scopo. La trascuratezza e l’approssimazione possono portare molto facilmente al completo fallimento.
Per questa ragione la scelta di indicatori di sostenibilità è molto importante: gli indicatori ci aiutano a capire se siamo sulla strada giusta, se stiamo facendo progressi, e quali sono i punti critici su cui è meglio intervenire per ottenere risultati sicuri. Una serie di indicatori opportunamente scelti ed elaborati può divenire la “pagella ecologica” di un territorio, uno strumento utile per la sua gestione ed un potente mezzo di comunicazione per pubblicizzare al meglio i risultati raggiunti.
Affinché gli indicatori possano assolvere al loro scopo, è importante sceglierli in modo che riflettano adeguatamente il fenomeno da studiare (nel nostro caso, l’integrità ecologica di un territorio rurale montano di fronte ad un aumento di flussi turistici), ma anche che siano di facile quantificazione: è inutile predisporre un elenco di indicatori accuratissimi che nessuno mai avrà modo di andare a misurare! Piuttosto è preferibile che gli indicatori siano solo qualitativi, ma che, una volta scelti, vengano misurati con regolarità e con la massima accuratezza possibile. Con l’evolvere della situazione, ed eventualmente con maggiori mezzi a disposizione, sarà sempre possibile aggiungere nuovi indicatori o modificare quelli esistenti, anche sulla base dei primi risultati raggiunti.
Nel contesto della pubblicazione, destinata a proporre un metodo per rilancio del turismo sostenibile locale, due sono i grandi temi da tenere presenti nella scelta degli indicatori di sostenibilità: da un lato, il contributo positivo delle popolazioni alla ricchezza ecologica dell’area, grazie al rilancio delle attività primarie tradizionali; dall’altro, il rischio che il flusso turistico generato evolva verso modalità o quantità insostenibili. All’interno di ciascuna tematica, sono individuati alcuni temi-chiave, da cui dipendono uno o più indicatori quantificabili, per i quali è possibile effettuare monitoraggi periodici, stabilire target ottimali e soglie di sostenibilità. La identificazione dei target e delle soglie non è automatica, ma deve emergere dal confronto delle istanze strettamente tecnico-ecologiche con quelle economiche e sociali. La parteciapzione delle popolazioni coinvolte è quindi un elemento irrinunciabile nella definizione delle strategie di sviluppo sostenibile dell territorio in esame.
Gli indicatori relativi alla prima tematica (temi-chiave indicati con ) servono ad evidenziare i punti di forza ecologici del territorio oggetto di studio, nonché, nel medio e lungo termine, a valutare il contributo del progetto al mantenimento dell’equilibrato connubio fra risorse naturali e culturali. Mantenere elevato il valore di questi indicatori equivale a mantenere inalterate o a potenziare le opportunità presenti e future di sviluppo di turismo “eco-culturale”, dando valore alle risorse naturali integre e realizzando così il primo passo verso il disaccoppiamento.
Gli indicatori del secondo tipo () servono invece a tenere sotto controllo dei punti di potenziale criticità ambientale legata al turismo, ed eventualmente a mettere in atto misure correttive sotto forma di incentivi mirati.
L’elenco degli indicatori è seguito da un breve commento esplicativo sul significato di ciascun tema-chiave e sulla scelta degli indicatori. Alcuni indicatori sono più specifici e complessi, altri molto più semplici, perfino qualitativi. Il monitoraggio potrà iniziare misurando solo alcuni di questi, per poi via via includerli man mano che il processo prende il via.

Varietà vegetali coltivate (cultivar) antiche e tipiche della zona, distinte in cereali, leguminose, ortaggi, alberi da frutta, ecc.: Numero di varietà censite; produzione annua; produzione annua di sementi o altro materiale riproduttivo;
Presenza di razze animali appenniniche antiche (es. pecora sopravissana, bovini podolici o marchigiani, ecc.): consistenza numerica delle popolazioni; numero di riproduttori attivi; produzione annua in carne, latte, lana e altro; numero di capi al pascolo brado o semi-brado ogni anno;
Mandorleti “a savana”: estensione dei seminativi e pascoli arborati a mandorleto (da foto aeree); distinzione delle zone a mandorle amare e mandorle dolci; valutazione età e stato di salute delle piante; produzione annua (dolci e amare)
Pascoli: estensione delle superfici a pascolo effettivamente utilizzate; presenza di punti d’acqua in quota (naturali o artificiali; temporanei o permanenti)
Risorse forestali: durata dei turni di ceduazione; estensione media del taglio; produzione di legname (da opera e da ardere); produzione artigianale di carbone vegetale

Flussi turistici: Presenze turistiche/residenti mese per mese; affluenza turistica di picco (es. nei giorni di sagra)
Trasporti: numero di passeggeri su treno e mezzi pubblici; numero di autovetture private nei giorni di sagra;
Rifiuti e reflui: produzione di rifiuti mese per mese; qualità acque in uscita dai depuratori mese per mese;
Consumi (acqua ed energia): consumi di acqua mese per mese; numero di ore di mancanza d’acqua mese per mese; consumi energetici mese per mese.
In linea generale, le varietà locali (sia animali che vegetali) sono le più adatte dal punto di vista ecologico, in quanto hanno subito nei secoli una vera e propria selezione naturale, non molto differente da quella subita dalle piante ed animali selvatici. Dal punto di vista ecologico, dunque, queste varietà sono più armonizzate con gli ecosistemi locali rispetto a varietà estranee e moderne. Spesso anche dal punto di vista agronomico e zootecnico, queste varietà presentano una notevole rusticità, resistenza alle condizioni climatiche, a malattie, ecc. che possono costituire caratteristiche interessanti anche nell’ottica di fornire materiale genetico da ibridazione alle realtà produttive maggiori.
Misurare la presenza e la produttività di tali varietà aiuta a monitorare da un lato la ripresa delle attività primarie di uso delle risorse, dall’altro l’incremento di quel settore dell’attività agricola maggiormente vicino all’ecosistema. L’attività di pascolo brado e semi-brado, inoltre, se condotta alle opportune densità di capi, è un fattore ecologico di primaria importanza per la conservazione di specie vegetali di alto valore ecologico ed estetico quali le orchidee e tutta la flora dei pascoli.
I mandorleti aquilani, ecologicamente parlando, possiedono una struttura “a savana” (alberatura rada); si tratta di un habitat seminaturale quasi unico, che ospita numerose specie di notevole interesse conservazionistico; ha un valore ecologico e paesaggistico estremamente elevato, e merita delle strategie di tutela specifiche, in quanto la sua conservazione dipende non tanto da un regime di divieti, quanto dal mantenimento di pratiche agricole tradizionali in declino, quali i seminativi e pascoli arborati. Un’accurata descrizione dello stato di questa tipologia paesaggistica consente di impostare strategie di incentivo nonché di valorizzarlo tramite l’inserimento in appositi pacchetti e prodotti turistici innovativi, dato il suo alto livello di specificità-unicità, il suo valore estetico notevole (es. durante la fioritura) ed il suo immediato legame con una risorsa alimentare ampiamente presente nella gastronomia locale.
La valenza ecologica dei pascoli dipende direttamente dalla continuazione dell’attività di pascolo stagionale estensivo. I punti di abbeverata, soprattutto quelli naturali, sono di grande importanza per tutta la fauna selvatica e per determinate specie floristiche di grande valore. Occorre evitare la riduzione delle superfici destinate a pascolo ed al tempo stesso tutelare i punti d’acqua naturali, evitando la diffusa cementificazione che ha portato in alcuni casi all’estinzione della risorsa stessa.
Un corretto livello di utilizzo delle risorse forestali può contribuire a sostenere i livelli di biodiversità presenti sul territorio. Per evitare un sovrasfruttamento delle risorse, o al contrario una eccessiva contrazione degli ambienti aperti, è necessario che la pianificazione forestale bilanci in modo opportuno la necessità di tutelare le foreste d’alto fusto ed invecchiate, con la necessità di disetaneizzare i boschi per diversificarne la struttura, ed al tempo stesso di garantire un livello produttivo adeguato. La produzione artigianale di carbone vegetale è un elemento a valenza ecologica (sfrutta piccole superfici di taglio ceduo), paesaggistica (le piazzole dei carbonai restano come segni sul paesaggio), culturale (tradizione orale, complesso apprendistato), e quindi con grande potenzialità di attrazione turistica.
Il monitoraggio degli indicatori di secondo tipo consente di capire se il flusso turistico registrato è potenzialmente fonte di impatto o fattore di criticità per i principali settori ambientali. In tal caso, la promozione dello sviluppo turistico dovrebbe prioritariamente essere accompagnata da misure di incentivazione della sostenibilità: ad esempio finanziamenti per l’aumento dell’eco-efficienza delle strutture ricettive, oppure misure di incentivazione all’uso dei mezzi pubblici mediante una opportuna integrazione dei pacchetti. In assenza di criticità sul fronte dell’impatto, è opportunto concentrare le risorse unicamente sulla qualità ecologica e culturale dell’offerta territoriale e sull’integrazione primario-secondario-terziario. Al momento attuale, si può dire che gli impatti ambientali non rappresentano una priorità di intervento, fatta eccezione per singole situazioni ed episodi, ma non si può escludere un aumento di questi fattori a fronte di un auspicabile aumento dei flussi turistici. Gli indicatori del secondo tipo sono quindi importanti per evidenziare tempestivamente l’insorgere di criticità in modo da consentire immediati interventi compensativi.

Oggi, il turismo in campagna (agriturismo, turismo rurale, enogastronomia) ed il turismo naturalistico, rappresentano circa il 10% del movimento turistico complessivo in Italia. Un dato relativamente basso, ma ciò che conta è constatare la tendenza degli ultimi anni e le previsioni per il futuro. Nei prossimi dieci anni, l'Organizzazione Mondiale del Turismo (WTO), prevede che il turismo alternativo arrivi a rappresentare circa il 20% del movimento turistico complessivo, quindi con un raddoppio netto in termini di presenze e arrivi.

Il territorio rurale Italiano ha sviluppato negli ultimi anni un nutrito numero di iniziative tese a valorizzarne le specificità attraverso il turismo rurale, l’agriturismo e la riscoperta dei prodotti alimentari tradizionali. Tali iniziative hanno contribuito a far comprendere, anche nelle aree rurali meno dinamiche, la reale possibilità di sviluppo economico che un’attenta valorizzazione delle risorse locali può rappresentare. Seppure ancora a macchia di leopardo, ha cominciato a far breccia nel mondo rurale la consapevolezza che la conservazione ed l’attenta gestione delle risorse culturali (come il paesaggio e gli edifici rurali), naturali, agro-alimentari (come certe produzioni tipiche) ed identitarie di queste aree - spesso minacciate dallo sgretolarsi dei sistemi economici che le hanno forgiate – può costituire un reale potenziale di sviluppo locale;

Le aree rurali costituiscono potenzialmente un grande patrimonio che può produrre i suoi frutti anche nel mercato contemporaneo solo se si sapranno avviare dinamiche di sviluppo rispettoso ed attento al territorio ed alle sue unicità. Il turismo rurale in Italia, che pure annovera numerose iniziative imprenditoriali di qualità, si scontra ancora con tanti ostacoli legati principalmente alla difficoltà di promuovere un offerta coordinata di servizi a livello territoriale. Se è vero che nel mercato globale non è più la singola impresa turistica a poter vincere la sfida dei nuovi competitori ma sono piuttosto aree omogenee a confrontarsi fra di loro, i territori rurali segnano spesso un vistoso ritardo nello sviluppare sistemi integrati in grado di valorizzare le proprie unicità e potenzialità.
La domanda crescente e sempre più esigente che stiamo registrando negli ultimi anni può essere soddisfatta solo da servizi integrati di ciascun territorio nel suo complesso. Tale domanda turistica chiede un’armonica integrazione fra i servizi offerti ed il grande patrimonio di cui le aree rurali dispongono. Una singola impresa non può essere in grado, quindi, di innescare da sola meccanismi virtuosi ed attrarre significative quote di mercato se il territorio in cui essa è inserita non offre altri servizi ed opportunità che riescano a completarne ed integrarne l’offerta. Un territorio ricco di opportunità e di stimoli offerti in modo flessibile e libero ad un turista che cerca “la propria via” alla scoperta del mondo locale.

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